I Vostri Racconti

[La Babele dei comandi e delle interpretazioni. Il racconto di Gloria].

13 Aprile 2020

Cinque aprile 2020, ore 10:50.

In una via secondaria di Viale Corsica (Milano), un papà gioca in strada con il figlio. È domenica e, nonostante la quarantena, non abbiamo perso le nostre abitudini: sveglia più tardi, colazione a letto, brunch delle undici… Gloria, speranzosa che ci sia un po’ di sole, apre le persiane del suo salotto e viene immediatamente rapita dalla scena in strada: che strano, pensa, sentire voci, risate, una palla che rimbalza sull’asfalto. Tutti suoni un tempo così abituali alle nostre orecchie, quanto ora, invece, così terribilmente dissonanti e allarmanti!

Gloria è “reclusa” in casa da settimane: ha sostituito la sua amata palestra con il fitness domestico fatto di pesi, elastici e tappettino (santo Amazon e i suoi corrieri!); l’apericena con gli amici, ormai, lo prepara dietro schermi a cristalli liquidi; studia e si aggiorna professionalmente per poter partire alla grande e a pieno ritmo quando finalmente potrà riaprire la sua boutique che è stata costretta temporaneamente a chiudere.

Gloria ha solo voglia di ritornare a vivere e a lavorare serenamente il prima possibile, come tutti noi.

Complice questa primavera estiva (mai vista una simile negli ultimi dieci anni!), il Governo ha dovuto ancor più “stringere il cappio” intorno al collo degli italiani, intensificando i divieti, le limitazioni e mettendo mano ai portafogli per le sanzioni: più andiamo avanti e più le persone escono, vanno in giro, si ritrovano tra loro… Con Gloria abbiamo scherzosamente ironizzato che, forse, Conte avrebbe fatto meglio a mettere le Forze dell’ordine a presidio dei portoni dei palazzi!

Dire a qualcuno “scappa che il cane ti morde” è un comando che ha molte probabilità di essere rispettato, perché quel che in quel momento più desidera fare il destinatario del comando è proprio scappare a gambe levate. Così dovrebbero funzionare le cose in uno stato di emergenza quando un pericolo incombe su di una collettività. La soluzione del problema sta sempre, a ben vedere, nel riuscire a far incontrare le due diverse volontà, quella dell’autore del comando e quella del suo destinatario. Cosa non sempre facile. Possiamo infatti immaginare alcune variabili del discorso del tipo: “Ma quale cane! Non vedi che è solo un cucciolo!”.

Ore 11:02.

Gloria è ancora alla finestra: forse non vede bene, ma le sembra di scorgere una donna sul marciapiede di fronte. Ebbene, il bambino non è accompagnato solo dal papà ma anche dalla mamma, la quale è tutta intenta a controllare che nessuno si faccia male con il monopattino.

A questo punto Gloria si decide – non senza qualche remora – a chiamare il 118, il primo numero che le viene in mente. <<Sì, pronto? Scusate, forse non ho fatto il numero giusto ma non ho avuto tempo di controllare… Vi chiamo perché nella via di fronte a casa mia sta succedendo…>>. Il numero è corretto; una volta identificato il chiamante (nome e cognome) e individuato il luogo ove è richiesto l’intervento, il centralino del 118 assegna la chiamata al relativo settore di competenza.

I minuti passano e Gloria viene messa in attesa; nel frattempo, la famigerata famiglia continua imperterrita a “svagarsi all’aperto”. <<Buongiorno, il mio collega del 118 mi ha passato la sua chiamata. Potrebbe spiegarmi la ragione della sua richiesta di intervento?>>. Senza minimamente sapere chi ci sia dall’altra parte della cornetta (un uomo sulla quarantina, certamente ma della Polizia, della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco?), Gloria racconta dall’inizio l’accaduto.

<<No, ma mi scusi… La interrompo subito. Guardi che si è autorizzati ad uscire con i bambini per prendere una boccata d’aria sotto casa. È tutto scritto nel decreto>>. Allibita sia dalle parole, sia, ancor più, dal tono alquanto seccato e frettoloso del “signore” non meglio identificato dall’altra parte, <<No, mi dispiace contraddirla ma non è assolutamente così. Inizialmente, è vero, era stata fornita questa interpretazione; ma quattro giorni fa, Conte ha esplicitamente corretto quello che era stato malamente percepito dai più, dicendo che i bambini, salvo che siano portatori di handicap, possono uscire di casa accompagnati da un solo ed unico genitore, il quale “deve uscire” per le necessità che ben conosciamo: spesa, farmacia…>>.

Ed è proprio così, Gloria ha ragione: nella sera del 01° aprile Conte, nell’annunciare la proroga delle restrizioni e le chiusure in tutta Italia fino al 13 aprile, ha chiarito che nessuno ha autorizzato “l’ora del passeggio coi bambini”, “nessuna occasione per il genitore di andare a spasso”.

Il “signore” dall’altra parte del telefono non se la sente proprio di prendersi in carico la questione, non si sforza neppure di meglio capire, approfondire… Del resto, come si può pensare che proprio lui, preposto a fare rispettare leggi e decreti, non conosca la loro relativa applicazione? Gloria viene così nuovamente catapultata nell’oscuro tunnel dell’attesa. Tra sé e sé pensa che, tutto sommato, tempo da perdere ne ha! Dopo ben 15 minuti di motivetto di musica classica in sottofondo, la linea, sempre occupata, cade definitivamente.

Cinque aprile 2020, ore 11:25.

In una via secondaria di Viale Corsica (Milano), un papà e una mamma continuano a giocare in strada con il figlio. Modello per i più timorosi, la famiglia è stata seguita a ruota da altre tre coppie ciascuna con due cani a testa e da una ragazza – l’unica però “autorizzata” – da sola con un cane al guinzaglio. Non c’è stato nessun intervento delle Forze dell’ordine, nonostante la segnalazione e la richiesta, e in una via secondaria di Viale Corsica (Milano), nell’arco di mezzora, si è creato un assembramento.

Nessuno vuole fare la spia, puntare il fucile dalla finestra o denunciare ma è un’esperienza così assurda dall’inizio alla fine per come si è svolta e, purtroppo, molto emblematica di quella “incertezza del diritto che rende inevitabilmente incerta la vita dei cittadini” che meritava di essere raccontata e condivisa.

Anche perché vale sempre la morale espressa nel famoso dialogo di Humpty-Dumpty con Alice dove si spiega che il significato delle parole alla fine lo decide sempre chi comanda.

 

Sara Dealessandri, 13 aprile 2020.

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13 Aprile 2020

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