Udite Udite!

VIAGGI E RIMBORSI: I VOUCHER NON POSSONO ESSERE IMPOSTI!

30 Maggio 2020

Questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai“.
Se il matrimonio… il matrimonio, chiamiamolo così, si facesse, solo una remota ipotesi per carità, ecco… 

 

Bruxelles è pronta ad aprire una procedura di infrazione – con pesanti sanzioni – contro i Paesi, inclusa l’Italia, che hanno accolto la richiesta di tour operator, compagnie aeree ecc. di non rimborsare (cioè restituire il prezzo pagato) i passeggeri per i viaggi annullati a causa del COVID-19

La norma “incriminata” è il tanto discusso articolo 88-bis del Decreto Legge c.d. “Cura Italia”, che si pone in evidente contrasto con la vigente normativa europea (e il nostro Codice del Turismo!). 

 

FOCUS. La recente normativa varata dal Governo consente agli operatori del settore turistico di emettere un voucher – in luogo del rimborso – per “ristorare” viaggi, voli e hotel cancellati per circostanze eccezionali e situazioni soggettive connesse con l’emergenza da COVID-19.
Ma ecco l’inghippo: tale compensazione può sostituire il rimborso senza la necessità di un’apposita accettazione da parte del viaggiatore/passeggero (per maggiori approfondimenti, Il voucher obbligatorio fa naufragare le tutele del 06 maggio 2020; Parola chiave “rimborsi”: titoli di viaggio, pacchetti turistici, biglietti acquistati per spettacoli, concerti, eventi culturali o sportivi, prenotazioni alberghiere…” del 05 maggio 2020). 

 

I VIAGGIATORI DEVONO POTER SCEGLIERE FRA IL RIMBORSO INTEGRALE O LA FRUIZIONE DEL VOUCHER.

 

L’Autorità Antitrust (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) ha finalmente confermato quanto da tempo immemore “urlato a squarciagola” anche dalle Associazioni a difesa dei consumatori.

Nel caso di cancellazione per circostanze inevitabili e straordinarie – come è chiaramente lo stato di pandemia attuale – è, innanzitutto, diritto del consumatore-viaggiatore ottenere un rimborso.
Tour operator, compagnie aeree, vettori ecc. possono sì legittimamente offrire un buono MA a condizione che i viaggiatori non siano privati del diritto al rimborso in denaro

 

LE RICHIESTE DI RIMBORSO PRESENTATE DAI VIAGGIATORI SONO MOLTE E IL SETTORE TURISTICO HA PROBLEMI DI LIQUIDITÀ… 

 

Se si vuole incentivare il consumatore ad accettare i voucher, occorre renderli più appetibili e affidabili!

I voucher possono essere considerati una valida e affidabile alternativa al rimborso in denaro (alternativa che, comunque, deve sempre essere garantita!), quando – quantomeno – prevedono:  

una copertura assicurativa per il possibile fallimento del tour operator o del vettore;
il diritto al rimborso in denaro se alla scadenza del voucher il consumatore non avrà usufruito dello stesso;
la trasferibilità a terzi;
una validità per un periodo minimo di 12 mesi;
la possibilità di utilizzare il voucher per tutti i servizi di trasporto o pacchetto turistico offerti dal professionista ecc.

 

Ora l’Italia ha le mani legate: deve trovare un accordo – e anche alla svelta – sulla questione.
Quale sarà il “giusto” equilibrio tra le necessità del settore turistico di avere liquidità e il rispetto dei diritti del consumatore?
Tutti con “occhi puntati sul grande schermo!”.

 

ASPETTATE, UN’ULTIMA CHICCA!

Anche qualora dovesse permanere la situazione di violazione delle tutele garantite ai viaggiatori in Europa, interverrà comunque l’Autorità Antitrust ad assicurare la corretta applicazione delle disposizioni di fonte comunitaria disapplicando la normativa nazionale con esse contrastanti (ossia, il nostro affezionatissimo articolo 88-bis!).

Insomma, potete deporre le armi, spegnere i fuochi di guerra e… iniziare a fare sogni tranquilli!

 

Sara Dealessandri, 30 maggio 2020. 

 

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30 Maggio 2020

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