F.A.Q.

PREZZO SUL CARTELLINO SBAGLIATO, ALLA CASSA CHI HA RAGIONE?

Pago di più o rinuncio all’acquisto?
Pago o rinuncio? Pago o rinuncio? Pago o rinuncio? 

Essere o non essere questo è il problema…

 

Quante volte vi è capitato di trovare un prodotto che credevate in offerta, per poi scoprire alla cassa che il prezzo esposto non corrispondeva a quello reale?

Va bene, forse non succede proprio tutti i giorni ma…
A me è capitato giusto la scorsa settimana durante una delle mie prime uscite 
post lockdown da “shopping sfrenato”  e grazie a qualche nozione base di diritto oggi posso definirmi una cliente più che soddisfatta del suo acquisto. 

Non tutti sanno,infatti, che la legge in questi casi dà ragione al cliente!

 

DIRITTO DI PAGARE IL PREZZO ESPOSTO.

 

Il consumatore ha il diritto di pagare il prezzo esposto sullo scaffale o sul cartellino e poco importa se il commerciante non abbia “avuto il tempo di modificare il prezzo” o “abbia riscontrato un errore di stampa o trascrizione”.

Qualora corrisponda un prezzo maggiorato, il consumatore ha diritto alla restituzione dell’eccedenza versata e, quindi, al rimborso della differenza di prezzo in contanti, non potendo avvenire con c.d. buoni spesa. 

Del resto, i commercianti hanno l’obbligo di indicare i prezzi dei prodotti, in modo chiaro, univoco (si intende, cioè, il prezzo finale, comprensivo dell’IVA e di ogni altra imposta) e ben leggibile, mediante l’uso di un cartello o con altre modalità idonee, al fine di consentire al consumatore di conoscerli e di decidere se acquistarli o meno

 

⇒ FOCUS. L’obbligo di esporre il prezzo di vendita al pubblico si considera violato anche qualora il prezzo venga sì indicato ma su un cartellino collocato sotto l’oggetto esposto in vendita: in questo caso, infatti, non viene consentita quella diretta visibilità del prezzo che la legge vuole garantire. 

 

Insomma, al fine di scongiurare abusi e/o pratiche scorrette i commercianti devono esporre un cartello con i prezzi, in posizione ben visibile, all’interno del locale.
La sanzione per chi viola queste disposizioni di legge (articoli 14-17 del Codice del Consumo) è dietro l’angolo e prevede il pagamento di una sanzione amministrativa da Euro 516,46 ad Euro 3.098,74! 

 

 

A. DIRITTO DI PAGARE IL PREZZO ESPOSTO

Nonostante la normativa appaia chiara in materia, sarà capitato a tutti di pagare per un prodotto un prezzo più alto rispetto a quello indicato sul cartellino o sulla scaffale, avvallando scuse e/o errori del negoziante (quali errori di stampa o di trascrizione).

Come comportarsi in questi casi?
Pagare il prezzo diverso imposto, rinunciare al prodotto o pretendere di pagare il prezzo esposto?

Il consumatore ha il diritto di pagare il prezzo esposto sullo scaffale o indicato sul cartellino. Ciò vuol dire che il prezzo esposto deve essere lo stesso battuto in cassa

 

⇒ FOCUS. La scusa dell’importo già battuto in cassa non conta, esiste infatti sul registratore di cassa il tasto “resa” e comunque una registrazione può anche essere annullata! 

 

Il prezzo indicato sul cartellino viene inteso come un’offerta commerciale completa per la conclusione della quale è sufficiente la dichiarazione di accettazione dell’acquirente (articolo 1336 del codice civile, “Offerta al pubblico”).
Il contratto di vendita si perfeziona nel momento in cui l’acquirente, una volta conosciuto il prezzo, esprime la volontà di procedere all’acquisto

 

Ove, dunque, il venditore si rifiuti di concludere la compravendita, avvedendosi solo in quel momento di aver esposto un prezzo errato, il rifiuto costituirà inadempimento contrattuale.

Principio consensualistico

Affinché il contratto di compravendita produca i suoi effetti è necessario e sufficiente l’incontro di due volontà uguali, ossia l’accettazione, da parte del cliente, della proposta fatta dal venditore attraverso l’esposizione del prezzo per una data merce.

 

ALTOLÀ! Nei casi di e-commerce (acquisti online, per intenderci) non c’è più il diritto del consumatore di pagare il prezzo esposto più basso rispetto al prezzo corretto di vendita.
Il processo di compravendita è “a parti inverse”, ossia è strutturato in modo tale che a fare l’offerta di vendita sia l’utente nel momento in cui conclude la procedura online di acquisto; sarà poi il venditore a doverla accettare affinché la vendita si realizzi.

 

 

B. ERRORE RICONOSCIBILE.

Anche se la legge, in questi casi, dà ragione al cliente, c’è però un’eccezione con cui bisogna fare i conti: il c.d. errore riconoscibile

Ai sensi dell’articolo 1431 del codice civile, l’errore si considera “riconoscibile” quando in relazione al contenuto, alle circostanze del contratto ovvero alla qualità dei contraenti una persona di normale diligenza avrebbe potuto rilevarlo.

 

… OSSIA?

 

Prezzi esageratamente bassi dovrebbero far sorgere nel consumatore il dubbio che si tratta di un errore.
Ad esempio, un capo di abbigliamento di un noto marchio del valore di € 1.000,00, venduto a € 100,00 deve far sorgere il dubbio che si tratti di un errore.

Diligentemente il consumatore dovrebbe quindi entrare nel negozio e chiedere conferma di quanto esposto.
Però potrebbe trattarsi anche di una “strategia commerciale” per indurre probabili acquirenti all’ingresso nel punto vendita!

 

Al consumatore non può essere chiesto di andare in giro con la calcolatrice in tasca, rigorosamente con gli occhiali, per chi ha problemi di vista, non fidarsi nemmeno di quanto detto dalle commesse e dare la caccia a tutti i cartellini possibili, anche quelli più nascosti, perché potrebbero rivelare sorprese. E, poi, una volta in cassa, controllare capo per capo, confrontando il prezzo battuto, prima di far chiudere il conto e pagare!

 

La riconoscibilità dell’errore è da valutarsi caso per caso in base a parametri oggettivi. E laddove ci si trovi di fronte a situazioni “border line“, cioè di confine, bé… non resta che utilizzare il buon senso! 

 

 

C. RIMEDI.

Qualora il consumatore corrisponda un prezzo maggiore rispetto a quello indicato sul cartellino o sulla confezione ha diritto al rimborso della differenza di prezzo in contanti (non potendo avvenire con “buoni spesa” da utilizzare per l’acquisto di altri prodotti), mediante la restituzione dell’eccedenza versata

In linea generale, giunti alla cassa Vi basterà segnalare l’errore al negoziante: quest’ultimo, se non vorrà perdere un cliente e, soprattutto, se non vorrà essere denunciato, si scuserà e vi applicherà il prezzo inferiore esposto.
Voi insistete!

La richiesta di rimborso può anche essere inoltrata a mezzo raccomandata a/r.

 

Qualora il commerciante si rifiuti di pagare il prezzo esposto è possibile rivolgersi all’Autorità giudiziaria (il Giudice di Pace) e segnalare le pratiche commerciali scorrette all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM)

Segnalazione all'AGMC

1. Google: www.agcm.it, sito ufficiale dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

2. Clicca su “Segnala online.

L’Autorità può accertare e bloccare, di propria iniziativa o su segnalazione dei soggetti interessati, le pratiche commerciali scorrette e le pubblicità ingannevoli e comparative illecite. Ai segnalanti non sono richieste particolari formalità, versamenti a favore dell’Antitrust o l’assistenza di un avvocato. I consumatori che intendono segnalare una pratica commerciale scorretta o una pubblicità ingannevole possono farlo“:

tramite posta ordinaria inviando la segnalazione a Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Piazza Giuseppe Verdi, n. 6/A, 00198 Roma;

inviando la segnalazione scritta alla casella di posta elettronica certificata protocollo.agcm@pec.agcm.it;

compilando e inviando online il modulo cui si accede tramite il link segnala online.

 

I diritti, ricordiamocelo, vanno sempre azionati.

 

Noblesse oblige

 

Sara Dealessandri, 14 luglio 2020.

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