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CONDANNE PENALI E CONCORSI PUBBLICI, FACCIAMO UN PO’ DI CHIAREZZA.

29 Luglio 2020

Normalmente aver condanne penali e procedimenti penali a carico comporta l’esclusione dai concorsi pubblici.
Ma non è sempre così. 

 

Si può partecipare ad un concorso pubblico se si è sotto indagine? E in caso di condanne non definitive? Vale per tutti i reati?  

 

Sono in tanti a porsi queste domande ed ora cercherò di darti delle risposte

 

Nella compilazione della domanda per la partecipazione ad un concorso pubblico ho indicato di non aver avuto procedimenti penali poiché, in buona fede, credevo che il procedimento penale addebitatomi, estinto con pagamento di multa pecuniaria, e che prevedeva la “non menzione” non andasse indicato.
Nel rileggere il bando per la preparazione della documentazione per la prova preliminare a cui sono stata ammessa mi sono resa conto del grave errore commesso

 

La domanda è: c’è la possibilità di rimediare all’errore per non essere accusata di dichiarazioni mendaci ed evitare procedimenti penali? (Alessia G.)

Ho una condanna penale con le seguenti caratteristiche: – pronunciata tre anni fa; – alla reclusione per mesi due; – con sospensione condizionale; – non menzione nel casellario giudiziale.
Nel caso in cui mi trovi a dover compilare quei moduli (per concorsi pubblici) in cui si chiede di autocertificare che si è incensurati, come mi devo comportare? La “non menzione” fa sì che mi possa dichiarare incensurato? (Filippo M.)

 

Innanzitutto va chiarito che il coinvolgimento in una causa civile (ad esempio, il risarcimento per sinistro stradale) o in un procedimento davanti a giudici tributari o amministrativi non crea alcun impedimento.
Infatti, quando si parla di procedimento penale ci si riferisce all’azione giudiziaria che è finalizzata ad accertare se una persona ha commesso reati, non altri tipi di illecito

Il reato è tale soltanto quando debba essere giudicato dal giudice competente in sede penale!
Ti svelo un segreto
: sai di avere a che fare con un reato ogniqualvolta incontri l’ergastolo, la reclusione, l’arresto, la multa o l’ammenda come pene principali stabilite per quell’illecito. 

 

SERVE UNA “CONDANNA DEFINITIVA”.

 

L’aver ricevuto una notifica in ordine all’elezione di domicilio nella qualità di indagato non è sufficiente per dire di essere stati condannati: l’indagato è ancora “solo” un soggetto sottoposto ad indagine penale.
Insomma, essere indagati di per sé non macchia la fedina penale ed è una condizione temporanea che potrà sfociare in un’archiviazione, in un proscioglimento o in un rinvio a giudizio (solo in questo ultimo caso si dovrà affrontare un vero e proprio processo).

Un pò diversa, invece, la posizione dell’imputato, cioè colui contro il quale il Pubblico Ministero ha esercitato la cosiddetta azione penale, ad esempio chiedendo il rinvio a giudizio.
Tale condizione può durare anche anni, durante i quali regnerà l’incertezza sull’esito dell’intero procedimento penale, che potrà portare ad una condanna, ad un’assoluzione ecc. 

 

Chi è ancora in attesa di una sentenza ed è imputato in un processo oppure è indagato, diciamo che potrebbe avere meno probabilità di partecipare ad un concorso pubblico

Nella maggior parte dei casi (per non dire tutti!), la partecipazione viene negata finché i giudici non si sono pronunciati e, quindi, finché la posizione dell’aspirante al concorso pubblico non resta – nel bene o nel male – definita. 

 

Dopo tutto questo spiegone (noioso, lo so, ma necessario), eccoci arrivati alla parte che più ci interessa

 

 

Colui che deve considerarsi condannato in sede penale, è unicamente il soggetto che non abbia più facoltà di impugnare una sentenza, dunque, “passata in giudicato” che addebiti al condannato, già imputato, una responsabilità penale dolosa o colposa.

In altri termini, è il soggetto che, condannato, non può più far nulla se non prendere atto della sua “nuova” condizione.
Ciò può succedere anche in forza di un semplice decreto penale di condanna

Insomma, sarà la sentenza definitiva a dire se siamo colpevoli o meno: se è di assoluzione, la nostra fedina penale resterà pulita e non avremo precedenti penali; viceversa, la sentenza di condanna fa sorgere precedenti penali

 

Certificato dei carichi pendenti

Il certificato dei carichi pendenti – che attesta una situazione giuridica non definitiva – si riferisce ai procedimenti giudiziari ancora in corso, quelli cioè che non sono stati decisi e sono in fase di indagini.

La persona nei confronti della quale si chiede il certificato dei carichi pendenti è, in sostanza, “in attesa di giudizio”.

 

 

A. COSA DICE IL BANDO?

Nel caso un soggetto condannato in sede penale debba sostenere un concorso pubblico dovrà in primo luogo prendere completa cognizione del bando, perché è proprio tra le righe di quel bando che si legge chi viene ammesso ad un concorso pubblico e chi ne resta escluso.   

Non tutte le condanne penali saranno rilevanti, ma solo quelle o le categorie individuate come ostative nel bando di gara

Le clausole dei bandi di concorso per il pubblico impiego devono essere chiare e intellegibili. Di esse ne va applicato il tenore letterale e non interpretativo. 

 

“[…] di non aver riportato condanne penali (in caso contrario, indicare eventuali condanne penali riportate, anche se sia stata concessa amnistia, condono, indulto, perdono giudiziale o non menzione ecc.) e di non avere procedimenti penali pendenti (in caso contrario, specificare la natura)“. 

 

Alcuni bandi sono molto rigorosi ed escludono dalla partecipazione chiunque abbia procedimenti penali alla data di presentazione della domanda, quindi anche l’essere indagati comporta l’esclusione dal concorso (basti pensare alle Forze dell’ordine o alla Magistratura).
Altri bandi, invece, lo sono meno. 

 

Ecco le ipotesi di esclusione più comuni che si possono trovare nei bandi di concorsi pubblici:

♦ soggetti che hanno riportato condanne penali “passate in giudicato”: questo significa che chi è stato condannato con sentenza definitiva sarà escluso, mentre potrà partecipare al concorso chi risulta come indagato, imputato o anche condannato con sentenza non divenuta ancora definitiva;
 soggetti che hanno riportato condanne penali: in questi casi la partecipazione è vietata a chiunque abbia subito condanne penali, anche non definitive. E’ però ammessa la partecipazione a chi è indagato o imputato;
soggetti con procedimenti penali pendenti: in questi casi basta essere indagati per essere esclusi dalla partecipazione ad un concorso. 

 

Alcuni bandi sono poi più mirati e prevedono l’esclusione da un concorso solo per alcune categorie di reati per i quali si è indagati, imputati o condannati, o solo in caso di condanne o procedimenti penali “che impediscano la costituzione del rapporto di impiego con la Pubblica Amministrazione“. 

 

 

B. DICHIARARE IL FALSO

Chi deve partecipare ad un concorso pubblico deve prestare sempre la massima attenzione alle dichiarazioni rese: dichiarare il falso o fare una dichiarazione incompleta può costare al dichiarante molto più dell’esclusione dal concorso a cui ha partecipato. 

Dichiarando il falso sulla domanda di partecipazione si commette un reato e questo, oltre a comportare l’attivazione di un procedimento penale con possibile condanna penale, può portare anche a delle conseguenze per eventuali futuri concorsi nella Pubblica Amministrazione. 

 

 

L’amministrazione che indice la gara spesso non richiede la produzione di documenti inerenti alle proprie condanne ma semplici dichiarazioni sostitutive effettuate ai sensi del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445. 

Autocertificazione

Il cittadino è responsabile del contenuto dell’autocertificazione.

La Pubblica Amministrazione ha la possibilità di effettuare controlli e verifiche e, in caso di dichiarazioni false, il dichiarante rischia sanzioni penali, oltre che di decadere dai benefici ottenuti con l’autocertificazione in cui sono contenute le dichiarazioni non veritiere.

L’autocertificazione è esente dall’imposta di bollo e non necessita dell’autenticazione della firma.

Nel caso in cui il documento sia inviato tramite posta o fax, bisogna allegare la copia di un documento di identità valido.

 

Il dichiarante dovrà quindi prestare la massima attenzione a ciò che scrive perché in caso di dichiarazioni mendaci (cioè false) o reticenti (omesse) sul non aver riportato condanne penali in precedenza, rischia un’ulteriore indagine per la dichiarazione mendace o reticente resa (cfr. Il gratuito patrocinio a spese dello Stato: questo sconosciuto” del 16 giugno 2020). 

 

Se si hanno dei dubbi si può provare ugualmente a presentare un’istanza di partecipazione riportando le informazioni veritiere: mal che vada si rischia di non essere ammessi, ma almeno in questo modo non si commettono altri reati! 

 

⇒ ALTOLÀ! In caso di falsa autocertificazione commetti il reato di “Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico” (articolo 483 del codice penale) che punisce con la reclusione fino a due anni chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità.
Il reato può però essere considerato tale solamente se il soggetto ha commesso il fatto consapevolmente, sapendo quindi che quanto dichiarato nell’autocertificazione non corrisponde a verità. 

 

 

C. COME SAPERE SE CI SONO CONDANNE O PROCEDIMENTI A CARICO?

Per conoscere eventuali condanne nei propri confronti (nonché l’eventuale condizione di indagato) bisogna chiedere presso il casellario giudiziale (ossia, un archivio informativo nazionale in cui è conservata la tua storia giudiziaria) il c.d. certificato penale del casellario giudiziale e il c.d. certificato dei carichi pendenti

Casellario giudiziale

Il casellario giudiziale – anche detto nel parlato comune casellario giudiziario – è un archivio istituito presso la Procura della Repubblica di ogni tribunale italiano allo scopo di raccogliere e conservare gli estratti dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria o amministrativa, in modo tale che sia sempre possibile conoscere l’elenco dei precedenti penali e civili di ogni cittadino.

 

Cos’è il certificato del casellario giudiziale?

Il certificato del casellario giudiziale, in generale, attesta la presenza di provvedimenti penali di condanna definitivi o la presenza di provvedimenti in materia civile ed amministrativa a carico della persona nei cui confronti il certificato viene richiesto

 

 

Il certificato del casellario giudiziale viene rilasciato dalla Procura della Repubblica su richiesta dell’interessato (o della persona delegata dallo stesso), ed ha una validità di sei mesi dalla data di rilascio.


⇒ FOCUS. Qualsiasi ufficio del casellario presso la Procura della Repubblica, indipendentemente dal luogo di nascita o di residenza della persona interessata e dal luogo in cui è stata condannata (ad esempio, se è stata condannata a Roma e chiede il certificato del casellario giudiziale a Milano, il risultato sarà uguale). 

 

Al fine della presentazione della domanda per un concorso pubblico ti serve, nello specifico, il c.d. certificato penale del casellario giudiziale, ossia quel certificato che contiene unicamente i provvedimenti penali di condanna definitivi

 

La richiesta del certificato va presentata dall’interessato, o da persona da lui delegata, muniti di documento di riconoscimento in corso di validità, utilizzando l’apposito modello che, di regola, si trova in formato cartaceo presso ciascun ufficio del casellario giudiziale della Procura della Repubblica (clicca qui per scaricarlo).
L’interessato può presentare la richiesta personalmente o per posta e in tal caso deve allegare copia del suo documento di riconoscimento in corso di validità. 

 

⇒ FOCUS. Ciascun certificato richiesto comporta i seguenti pagamenti: € 3,87 per diritti di certificato; € 16 per bollo. Occorre una marca da bollo ogni due pagine di certificato.
Se il certificato è richiesto con rilascio nella stessa giornata devono essere pagati inoltre € 3,87 per diritti di urgenza.

 

 

Già che ci siamo, parliamo un attimo anche della c.d. “visura”…

Il certificato del casellario giudiziale di cui abbiamo appena trattato riporta solo alcuni dei provvedimenti presenti nell’archivio del casellario giudiziale.
In altre parole, nel certificato a te rilasciato non sono visibili tutte le iscrizioni presenti a tuo carico (ad esempio, non saranno riportate le condanne per cui hai ottenuto il beneficio della non menzione ecc.). 

 

Per avere un quadro chiaro e completo della tua situazione giudiziaria (e non correre il rischio di perderti per strada qualche condanna!), ti consiglio di chiedere presso lo stesso ufficio del casellario giudiziale presente nella Procura della Repubblica presso il tribunale a te più vicino anche la c.d. visura del casellario giudiziale

Grazie alla visura potrai leggere tutte le iscrizioni presenti nell’archivio del casellario giudiziale, anche quelle che godono del beneficio della non menzione (articolo 175 del codice penale) e quelle che, per legge, non vengono riportate nel certificato del casellario giudiziale (ad esempio, i provvedimenti giudiziari emessi dal giudice di pace, i decreti penali di condanna, le condanne in relazione alle quali è stata definitivamente applicata l’amnistia ecc.).

 

Quando ti appresti a compilare una domanda o istanza di partecipazione ad un concorso pubblico, confronta pure il certificato penale del casellario giudiziale con la visura ma affidati sempre a quest’ultima: ricordati che il beneficio della non menzione della condanna riportata vale solo nei rapporti tra privati e, dunque, in sede di concorso pubblico dovrai sempre dichiarare quella condanna!

 

⇒ FOCUS. Dal momento che la visura non ha valore di certificato, il suo rilascio non richiede il pagamento di alcun bollo

 

 

D. ALCUNE SOLUZIONI…

Quando si sono riportate condanne, sono due gli strumenti a cui ricorrere per poter accedere comunque ad un concorso pubblico: l’estinzione del reato, ottenibile in seguito a sentenza di patteggiamento, e la riabilitazione

Nel primo caso, l’estinzione del reato si può ottenere in seguito alla pronuncia di una sentenza di patteggiamento con la quale sia stata comminata una pena detentiva non superiore a 2 anni, soli o congiunti a pena pecuniaria, se trascorsi 5 anni (per i delitti) e 2 anni (per le contravvenzioni) il soggetto non commette un delitto o una contravvenzione della stessa indole

 

 

La riabilitazione penale consente a chi ha dei precedenti o dei carichi pendenti di poter partecipare ad un concorso pubblico.
Questo perché “estingue le pene accessorie e ogni altro effetto penale della condanna“. Di conseguenza,
la riabilitazione penale cancella a chi ha mostrato segni di ravvedimento le pene accessorie (come l’interdizione dai pubblici uffici o, appunto, l’impossibilità di partecipare ad un concorso pubblico). 

La riabilitazione può essere richiesta, di regola, dopo 3 anni dall’esecuzione della pena principale.
Tuttavia il condannato deve: 

aver dato prova effettiva di buona condotta, iniziando e mantenendo uno stile di vita consono alla normale convivenza civile e sociale;
aver ottemperato alle obbligazioni civili nascenti dal reato (ad esempio, restituzioni e/o risarcimento del danno a favore della vittima, pagamento delle spese processuali ecc.);
non deve essere sottoposto a misure di sicurezza o queste devono essere state revocate. 

 

Se dopo una condanna si viene “riabilitati” si avrà di nuovo la possibilità di partecipare a concorsi pubblici, tranne alcuni (Magistratura, nelle Forze armate e nelle Forze dell’ordine), dove – vista la delicatezza del mestiere che si va a fare – si richiedono dei requisiti ancora più stringenti riguardanti l’integrità morale dei candidati, per i quali il divieto di partecipare è permanente. 

 

⇒ FOCUS. Chi ottiene la riabilitazione non è obbligato ad indicare la condanna nelle domande e nelle istanze di iscrizione ai concorsi pubblici!  

 

Per saperne di più...

E’ possibile chiedere la riabilitazione quando, dal giorno in cui la pena principale è stata estinta (uscita dal carcere, pagamento della multa o dell’ammenda), sono passati almeno 3 anni, oppure 8 anni nel caso di recidiva aggravata reiterata oppure ancora 10 anni per i delinquenti abituali, professionali o per tendenza. Se il giudice ha concesso la sospensione condizionale della pena, questi termini decorrono dal momento della sospensione stessa.

L’istanza di riabilitazione per poter partecipare ad un concorso pubblico va presentata al Tribunale di Sorveglianza, il quale può dare parere favorevole oppure parere contrario.

In caso di parere favorevole, la riabilitazione viene annotata nella sentenza di condanna e ne viene data comunicazione al Comune di residenza a effetti di diritto al voto. Se, invece, il Tribunale esprime parere negativo, l’ordinanza può essere impugnata con ricorso in Corte di Cassazione.

 

Spesso aver riportato una condanna definitiva in sede penale è ostativo alla partecipazione di qualsiasi concorso pubblico, ma questo non è sempre vero: in alcuni casi anche avere una condanna penale rende legittima la partecipazione e l’eventuale vincita di un concorso. 

Non dimenticare che, comunque, ti resta sempre la possibilità di tentare nel settore privato per toglierti da ogni impaccio! 

 

Sara Dealessandri, 29 luglio 2020.

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29 Luglio 2020

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